Una certezza nella terza Città
“Non vado?” sbraita Lara al cellulare, costeggiando il bordo del cratere. Ha certe ballerine di vernice rossa che la spiazzano e una foglia infilata nel calcagno che cerca di scuotere via prima che le venga una vescica.
“Responsabilità?” dice più piano, chinandosi a levare la foglia con un dito. LA ballerina le cade nel cratere. E’ un bordo appena accennato, niente di particolarmente chiaro ma sufficientemente ripido da far scivolare la scarpa verso il centro e verso il ragazzo esangue.
“Entro febbraio, dici” esala Lara appoggiando il piede nudo sulle foglie.
Un’ambulanza arriva, frena e sconquassa la trasformazione autunnale.
Le polveri sottili non aiutano l’ossigeno a raggiungere i polmoni del ragazzo né la pelle di Lara a sembrare ancora dorata. Mehmet ha l’aria disfatta, la faccia segnata, un vestito elegante e un figlio mezzo morto ai suoi piedi. Il Dodici cigola.
Un barelliere le porge la scarpa.
“Mica cenerentola, eh” commenta.
Ha il piede sporchissimo, questo è chiaro, impastato di foglie e polveri sottili.
“Io vado” dice a Mehmet. “Ma dimmi che vedi il cratere”.
“Ci sentiamo” dice lui senza quasi girare la testa.
Allontanandosi Lara segue le rotaie. Di questo è certa: ci sono le rotaie, le foglie, e in fondo un cratere. Una volta, quando li ha visti per la prima volta, era estate.
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