domenica, 22 giugno 2008

Dietro all'isola

Quando la Proton d’oro parcheggia nello spiazzo davanti a casa, Suf grida:
“Zia! Zia!”

E’ domenica.
Nella cucina che dà sul cortile sono accatastati un centinaio di cartoni di Magic Pizza. Sul tavolo, un paio sono aperti e il loro contenuto è mangiato a metà.
Le bambine li ignorano. Stanno riponendo gli altri proventi della carità o degli eccessi: i cracker nelle scatole di latta, i sacchi di riso nella dispensa e i durian fuori, ovviamente. Lavorano con coscienza e rapidità.
I bambini giocano a ping pong.
Suf saltella intorno all’A., e alla fine le si siede in braccio.

 
“Ciao, hai visto quanta roba?” dice Sarina, sistemandosi un foulard di lana a fiori sul velo normale, da casa.
“Questa settimana abbiamo avute molte donazioni. Siamo stati fortunati”.
 Suf ha un fucile di plastica e spara all’A.

“Pum!”

L’A. muore.

 Sarina, l’A., Suf e Rosi con otto Magic Pizza e due durian salgono sulla Proton d’oro. Nell’abitacolo l’odore dolce del sudore femminile ortodosso si sposa con il lezzo pastoso del frutto. Pezzi di ananas e di cipolla scivolano fuori da un cartone di Magic Pizza poggiato storto.
Suf si fa pipì addosso.

 Percorrono cinquecento metri di statale, svoltano a sinistra nel villaggio e parcheggiano di fronte a una casetta.
Safia li aspetta. L’A. vede gli occhi neri di Safia e i suoi denti perfetti. Per ricevere l’ospite Safia ha indossato un cappottino sul traversone da casa. Ha il kajal, ecco. HA una figlia di tredici anni e racconta una storia poco comune.
Ah se fosse un po’ più comune, pensa l’A., poco deontologicamente. Suf le porge un pezzo di Magic Pizza.

 Tornano alla casa di Sarina. L’A. saluta. Suf urla “Voglio andare con la zia!”
Non era previsto.
Non si può.
Non lo vorrebbe nessuno, neanche lui.

 L’Ery telefona in quel momento e poco dopo, mentre i più grandi distraggono Suf in lacrime, l’A. fa manovra nel rigagnolo con la Proton d’oro e, una volta recuperata, si inerpica per la strada a tornanti dove vede un uccello dal becco bianco ritorto e dalle piume rosa e blu.

 

 

 

 

postato da: Airid alle ore giugno 22, 2008 17:37 | Permalink | commenti (13)
categoria:materiale, buchi, strappi alle regole
domenica, 02 settembre 2007

La terza città VIII (IIX)

 

 

Lara sente il buio alle sua spalle come a essere sulla linea del cambiamento di data. Un passo indietro un giorno. Un passo avanti niente, solo un po’ di spaziotempo in più consumato. Il cielo ha molti colori diversi ma è vuoto.

Alle sue spalle fa freddo.

Se facesse due passi in avanti, potrebbe scavalcare la balaustra e lanciarsi.

Il sole squaglia la sua pelle d’oca; smette di essere orripilata.

“Cazzo di ora è” articola male una voce dal buio. Lara trasale: una camera chiusa è effettivamente un buio del cazzo pensa, e mente:

“Le nove e mezzo”.

Dentro si sentono movimenti affannosi. Lei si sporge dalla balaustra e guarda di sotto, la strada vuota ei binari dei tram che luccicano; apre la mano e osserva la stoffa cadere, appena disturbata dalla brezza.

L’uomo sporge la testa al sole:

“Hai mica visto la mia cravatta?”

Lara mente di nuovo. Folate di aria fredda escono dalla porta finestra della camera, poi esce lui con lo sguardo truce. Sta per parlare e dire l’ovvio, che sono le 5.45, quando gli uccellini che vivono negli anfratti dei palazzi si scatenano a cantare proprio l’ovvio, che è l’alba di un nuovo giorno in cui l’incravattato è senza cravatta e Lara mente anche lei come uno di loro, senza nido e non per questo senza ugola.

 

postato da: Airid alle ore settembre 02, 2007 19:28 | Permalink | commenti (59)
categoria:buchi, terza cittĂ , strappi alle regole
lunedì, 18 giugno 2007

La terza città VII

 

La tipa osserva il cratere alla sua sinistra. Non pensava che i binari di un tram potessero strapparsi così irregolarmente o fondersi con tanta semplicità. Certo da lì il 12 non passerà più, pensa, e chi lo sa se farà come i neuroni che si industriano a far viaggiare l’impulso elettrico per un’altra via.

Il cratere alle sue spalle è più indecifrabile. Innanzitutto è stato appena attraversato proprio da lei, da lei che si volta a guardarlo. MA come fanno a esserci già erbacce, se è fresco come tutti gli altri?, pensa la tipa.

Inoltre è vasto. Se non si passa di lì, non si passa.

In fondo all’avvallamento c’è acqua. La tipa infatti è bagnata e sembra pure più magra con i vestiti appiccicati addosso. Ha la pelle d’oca e non se n’era accorta.

Sulla strada i pezzi di grandine si sciolgono al sole.

L’uomo in giacca e cravatta che le è accanto ha gli occhi sbarrati ed è fradicio quanto lei. Si porta una mano alle reni e stira la bocca come se soffrisse.

“Ti sei fatto male?” chiede lei.

“No, è una roba vecchia. Ma non me l’aspettavo”.

“No neanch’io”.

Il sole scalda e l’afa guadagna terreno.

“Levati la giacca e la cravatta, tanto mica sei più presentabile così” dice la tipa.

L’uomo sorride.

“Allora tu levati la maglietta e il reggipetto, per lo stesso motivo.

Il 12 rallenta e si ferma precipitando nel silenzio.

 

“Io però devo andare” dice l’incravattato.

Lei si avvicina e gli sfila la giacca e la cravatta. Ha del sangue sulla camicia. Lo guarda negli occhi.

 

E il 12 è oltre il piccolo cratere. La tipa, che si chiama Lara, cerca di correre per prenderlo, scivolando sul guano che ricopre ogni cosa; ma ha buoni sandali che fanno presa.

 

postato da: Airid alle ore giugno 18, 2007 13:58 | Permalink | commenti (35)
categoria:buchi, terza cittĂ , strappi alle regole
martedì, 17 aprile 2007

La prima trama

 

 

Una donna poco dotata di senso dell’orientamento si aggira per le strade di una città che conosce piuttosto male. In preda a un senso di smarrimento questa donna, che ogni tanto si esprime in prima persona (e chi non lo fa), e che è l’io narrante ma non sono io, chiede aiuto a un giovane. Questi tuttavia travisa la sua domanda probabilmente a causa di una scarsa conoscenza della lingua predominante nel paese in cui si svolge l’azione, e le propone di acquistare una sostanza che, nel paese, all’epoca dei fatti, viene ritenuta illegale.

Interviene a questo punto un altro uomo che si offre di accompagnare la signora nella piazza da lei smarrita, nel senso che non la trovava più.

 

Passa un po’ di tempo. Una notte, credo.

 

La signora, una donna che può essere designata come “la tipa” perché d’aspetto non signoresco, non borghese come le nostre (vostre, però) mamme (mamma, ti definiresti borghese tu?), riceve in dono un tuttocittà dall’uomo che qualche tempo prima l’ha accompagnata a casa senza insistere a venderle sostanze illecite.

 

Qualche tempo dopo, la tipa passando e ripassando per gli stessi luoghi assiste alla demolizione di un palazzo.

 

Infine, una mattina calda, incontra l’uomo che le ha regalato il tuttocittà mostrando così una delicatezza notevole non priva di ironia (la tipa sembra apprezzare queste doti negli uomini, quando non sfociano in un’imbranataggine che impedisce la relazione; NdA, il superio narrante) in uno stato piuttosto preoccupante. Al posto dell’occhio sinistro l’uomo ha un bozzo nero e rosso; inoltre si commuove, atteggiamento poco in linea con quanto di lui la tipa ha conosciuto fin lì.

 

[Non credo che ci abbia scopato, fra parentesi]

.

Di fronte alla richiesta di entrare in casa con lei a lavarsi, la tipa reagisce in modo – questo sì – poco signorile e forse borghese, pensando che uno così non lo farebbe entrare in casa. Invece poi lo fa salire, dimostrando incoerenza.

 

Una volta lavatosi, l’uomo la saluta e se ne va.

 

[e questo scrivere mi ingenera un senso di oppressione, NdA, Spi).

postato da: Airid alle ore aprile 17, 2007 23:29 | Permalink | commenti (62)
categoria:la ricerca del nulla, terza cittĂ , strappi alle regole
martedì, 10 aprile 2007

Il culo della cameriera

 

Le chiappe tonde fasciate di grigio della cameriera ricordavano lucidamente la necessità di scrivere commenti sensati, mirati, strutturanti insomma. Struttura, costruzione, operazione trasformativa. Le due sfere turgide inglobate in un pantacalza indicavano la necessità di partecipazione critica assente da questo blog.  

 

Era infatti chiaro che così non si poteva andare avanti.

 

 A.: non c’è futuro. Un conto è se scrivi su carta, ma lì…

B.: si finisce per cazzeggiare anche se poi io non leggo, non ci vengo mai.

A2: dovresti andare su un sito letterario, se è quello che cerchi.

 

Cazzo adesso mi sentono, ha pensato A0. Fisso delle regole e questo sarà di aiuto a tutti. Abbracceremo le regole come un rampicante il suo tutore.

I primi dieci post possono essere di palleggio,  il resto deve prendere posizione rispetto al testo. C’è un testo, per la miseria!

Forse era il contrario: almeno dieci post lucidi e poi facciamo salotto.

 

Parlavo di voi.

Vi insultavo.  

 

And I mean you, you, you.

No, tu no.

 

 A con zero vuole dare battaglia per piantare bandierine nelle pagine del suo tuttocittà. Lo ha rubato a B due anni fa, ma è della città sbagliata.

postato da: Airid alle ore aprile 10, 2007 09:38 | Permalink | commenti (60)
categoria:buchi, transito, la ricerca del nulla, strappi alle regole