Dietro all'isola
Quando la Proton d’oro parcheggia nello spiazzo davanti a casa, Suf grida:
“Zia! Zia!”
E’ domenica.
Nella cucina che dà sul cortile sono accatastati un centinaio di cartoni di Magic Pizza. Sul tavolo, un paio sono aperti e il loro contenuto è mangiato a metà.
Le bambine li ignorano. Stanno riponendo gli altri proventi della carità o degli eccessi: i cracker nelle scatole di latta, i sacchi di riso nella dispensa e i durian fuori, ovviamente. Lavorano con coscienza e rapidità.
I bambini giocano a ping pong.
Suf saltella intorno all’A., e alla fine le si siede in braccio.
“Ciao, hai visto quanta roba?” dice Sarina, sistemandosi un foulard di lana a fiori sul velo normale, da casa.
“Questa settimana abbiamo avute molte donazioni. Siamo stati fortunati”.
“Pum!”
L’A. muore.
Suf si fa pipì addosso.
Safia li aspetta. L’A. vede gli occhi neri di Safia e i suoi denti perfetti. Per ricevere l’ospite Safia ha indossato un cappottino sul traversone da casa. Ha il kajal, ecco. HA una figlia di tredici anni e racconta una storia poco comune.
Ah se fosse un po’ più comune, pensa l’A., poco deontologicamente. Suf le porge un pezzo di Magic Pizza.
Non era previsto.
Non si può.
Non lo vorrebbe nessuno, neanche lui.
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