lunedì, 12 febbraio 2007

Buchi veri

(il tricorno della questione )

 

La telecamera a 6 milioni di terapixel collegata in bluetooth al computer sopperisce allo specchio le cui proprietà analogiche mi abbacinerebbero oltre al limite dei buchi bianchi. La punto su di me, controllo sul monitor la disposizione dei Capelli Bianchi e ne interpreto le deviazioni prima di irreggimentarle con la spazzola.

Mi videopettino, insomma.

Ma non ho la scheda grafica neat sculpture.

La webcam mi personaggizza come Questa Qui (QQ), una che non parla.

QQ è stabile e appare a comando. Si muove lentamente e lascia la scia.

Ehi, QQ.

Non mi chiamo Qq, dice senza l’ombra di una ruga (la bassa definizione è infatti un’alternativa alla chirurgia estetica). Mi chiamo Airid, baby, e ti saluto.

Nel riquadro fa capolino Quello Lì. Faccio in tempo a vederli ondeggiare insieme a bassa definizione mentre diminuiscono le proporzioni del reframing, poi li sento soltanto ridere.

 

Decido che è il neon a creare l’effetto-spettro. Cerco perciò di levare lo specchio dalla sua vite a pressione. Tiro con delicatezza, poi con forza finché sento un crunck e lo specchio viene via con un pezzo di muro. Dall’altra parte appare un occhio. Sono due mesi che il vicino non mi saluta e fa finta di non vedermi, invece ora appare come se non stesse aspettando altro.

“Mi hai rovinato il muro!” dice.

“Buongiorno, dico io. Mi chiamo Airid”.

“Ce le hai le carte dell’assicurazione?”

Metto anch’io un occhio sul buco e l’Altro Occhio si spaventa e arretra, mostrando tutta la faccia del vicino e il suo torso nudo. Nessun pelo.

“Le dispiace se ci parliamo aprendo la porta?” riprendo, cortesemente anche se quelli totalmente senza peli mi suscitano diffidenza.

Appare oltre il cancelletto rivestito di una T-shirt dell’Arsenal.

Gli apro. Si guarda in giro e fa per entrare ma lo blocco. Non mi saluti, sei glabro e vorresti penetrare la mia intimità. Chiamo la padrona di casa al cellulare e le spiego che c’è un buco nel muro poiché lo specchio si è staccato; le passo il vicino che si inabissa in una conversazione cinese con lei. Intanto ho rimesso lo specchio al suo posto con tutto il pezzo di muro, ma non ci resta.

“Grazie” dice il vicino al telefono ma non a me.

Mi faccio restituire il cellulare e chiudo il cancelletto e la porta, visto che il vicino si è spontaneamente allontanato. Mi guardo allo specchio posato a terra fra i calcinacci. Quello che vedo è vero.

 

La bottega da basso vende tutto. Non so come si dica stucco in inglese o in malese così chiedo quella roba molle che serve per tappare i buchi. Il gemello con più capelli bianchi che oggi sta alla cassa mi domanda che cosa devo fare precisamente con questa sostanza; è il più lento dei due fratelli, quello che mastica prugne secche salate e risponde accuratamente a tutti.

“Si è fatto un buco nel muro” spiego.

“I muri, di questi tempi, sono sottili” risponde il gemello.

“Sa, dove è appeso lo specchio” cerco di tergiversare; è un buon amico di Ann, la padrona di casa, e non vorrei che le raccontasse che è colpa mia. C’è folla nel negozio e all’improvviso tutti parlano di buchi nei muri. Con l’indice puntato mimano trapani che giungono dall’altra parte del muro, con pollice e indice indicano quanto grande era il loro buco, quello che hanno praticato o quello che si è aperto all’improvviso sulla loro parete. Un intero caseggiato, dieci piani per dieci appartamenti per tre blocchi, perforato e animato da conversazioni occhio a occhio.

Sono in molti a porgermi un barattolo di stucco e a consigliarmi sulle diverse tipologie di prodotto. Ne compro tre e tutta la simpatia che avevo suscitato svanisce.

“Ricca” dicono, come se dicessero: stupida.

“Lo chiuda bene, il suo buco” dice il gemello gentile porgendomi il resto. “Il signor Tang è ancora sotto accusa per aver ucciso la moglie trapassando la zanzariera con un ferro da calza”.

 

L’antropologa balla come una forsennata in mezzo ai ventenni. Ha posato la telecamera e tutti la guardano. Poi qualcuno le si mette davanti a insegnarle i passi e alla fine se la dimenticano.

Quando si siede, col cocone disfatto e la scollatura lucida, si rende conto che adesso deve fare i conti con quelle fila da tirare, fila scritte, fila digitalizzate, altro che dormire.

postato da: Airid alle ore febbraio 12, 2007 13:37 | Permalink | commenti (37)
Commenti
#1   12 Febbraio 2007 - 13:59
 
Irid.
Non so chi sia più surreale tra te e Ennio.
Diciamo che prima di partire per l'estremo oriente ci penso, va.
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#2   12 Febbraio 2007 - 14:41
 
sono arrivato due. il post che mi piaceva era quello precedente, ma anche questo non scherza.
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#3   12 Febbraio 2007 - 15:46
 
Questo non è surrealismo, ma iperrealismo.
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#4   12 Febbraio 2007 - 15:47
 
OK, allora parto.
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#5   12 Febbraio 2007 - 16:53
 
Ben detto, baffo.

.....
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#6   12 Febbraio 2007 - 21:35
 
fatemi una analisi psicanalitica(spiccia) di “Lo chiuda bene, il suo buco”.
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#7   13 Febbraio 2007 - 11:42
 
ho la pelle dell'oca per questa cosa dell'occhio nel buco del muro, ayrydy. lo voglio anch'io. tra l'altro ho un nuovo vicino.
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#8   13 Febbraio 2007 - 14:13
 
i buchi neri ti precipitano nel nulla, i buchi veri nel tutto.
altro titolo potrebbe essere "i vicini troppo vicini"?

P.S.:
- Sono in molti a porgermi un barattolo di stucco e a consigliarmi sulle diverse tipologie di prodotto. Ne compro tre e tutta la simpatia che avevo suscitato svanisce.
“Ricca” dicono, come se dicessero: stupida. -

E' un cammeo letterario.

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#9   13 Febbraio 2007 - 17:45
 
lo stucco lo uso sempre anch'io. amelia è maldestra.

venga a prendere il té, signorina Lanternina.
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#10   14 Febbraio 2007 - 12:55
 
E' snervante quest'attesa.
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#11   14 Febbraio 2007 - 14:26
 
Majjie-baby allora vengo a prenderti stasera sulla mia proton blu? Cosi' finalmente metto il vestito a pallini.

Ennio-san, appunto di tricorno si tratta. In questo post mi sono fatta ibridare.

Pori: secondo le posizioni piu' classiche, chi vede un occhio nel buco ha un filino di paranoia.

Abte, sei un uomo all'antica a cui ogni tanto prendono i cinque minuti . MA vale commentare negli ex-post

Ame, Esiste una nuova sostanza che permette di faare i muri solo con i buchi. Poi vado dal gemello e gliela chiedo.

Famoha. Prima vedere marito, poi dare cammei.
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#12   14 Febbraio 2007 - 14:27
 
Luth, ma anche con i peletti d'oro dell-abbronzatura si vedono i baffi? Devo proprio cambiare specchio, o telecamera.

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#13   14 Febbraio 2007 - 17:25
 
però penasavo... con una telecamera così si potrebbero fare un sacco di cose interessanti ;)
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#14   14 Febbraio 2007 - 22:17
 
ah! come le caramelle polo.
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#15   15 Febbraio 2007 - 09:35
 
Nonostante, Ai.
Sai, è il continuo glissare.
Perdunque.
Ma, a priori.
Questa discontinuità.
A volte.

.....
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#16   15 Febbraio 2007 - 10:52
 
Non saprei, Luthei. Nell'ibridazione sei coinvolto, indipendentemente.
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#17   15 Febbraio 2007 - 10:56
 
Nel senso che non si puo' sperare solo che il Progetto Implicito si sviluppi da se'.
Sviluppatemelo, pliz.
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#18   15 Febbraio 2007 - 11:25
 
Te lo svilupperanno quanto prima.
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#19   15 Febbraio 2007 - 13:12
 
Antropologa,ma vivi in una caramella polo?
d'altronde lo dice la parola stessa Antro polo, è il ga che non mi torna.
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#20   15 Febbraio 2007 - 14:34
 
E' la terza persona del verbo avere.
Mi go
ti te ghè
lu el ga
ela la ga
noialtri gavemo
vuialtri gavìo
luri i ga

Ennio-san, non rifuggire.
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#21   15 Febbraio 2007 - 14:57
 
Quindi:
L'antropologa ga l'antro col buco della polo,
e il cerchio quadra pari pari come quello della mia bici.
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#22   15 Febbraio 2007 - 15:53
 
Che nervi. Finalmente avevo trovato un posto per andare a Jakarta per il CNY e tutto è andato a rotoli.
Dovevano aver chiesto in prestito la tua bici, Xy.
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#23   15 Febbraio 2007 - 16:08
 
lanternina, ahaha! declinata il giusto. ma al posto della chiusa u, noi si usa la o. qualche grado in meno, insomma.
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#24   15 Febbraio 2007 - 17:35
 
E' un racconto raccapricciante Airid.
Nel miglior senso del termine intendo, cioè riesce a trasmetterti angoscia alla stregua dell'indimenticato video del buco nel muro dei Prodigy, "Breathe" dove i due vicini di casa si facevano venire gli incubi a vicenda cantandosele minacciosamente dal buco del muro divisorio. Eccotelo, se non l'hai mai visto (merita): http://www.youtube.com/watch?v=3kbW4ibIF8U
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#25   16 Febbraio 2007 - 02:54
 
Io non rifuggo mai. Io.
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#26   16 Febbraio 2007 - 07:41
 
Peep-holes? Polansky (Repulsion, Rosemary's Baby, The Tenant, The Pianist). E Psycho di AH.


P.S. Dost know this waterfly?

http://orientalia4all.net/
utente anonimo

#27   16 Febbraio 2007 - 12:00
 
ma come faccio a pensare che voi non sapete di cosa io sto parlando?
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#28   16 Febbraio 2007 - 12:09
 
Ahhh, quei fantastici buchi.
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#29   16 Febbraio 2007 - 16:55
 
finalmente l'antropologia fa breccia!
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#30   17 Febbraio 2007 - 08:36
 
Orrore e raccapriccio, Archi, pero' non l'ho potuto sentire.

Per l'anonimo anglophony: non conoscevo come non conosco niente. MA la definizione di Adivasi che viene data e' opinabile.

Non pensare, Giallo, e tutto brillera' di piu'.

Fio, che ostrega ha messo al posto del suo scs? spinder?

Trp... ah ah ah.

Rifuggirei io? Ridove?
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#31   17 Febbraio 2007 - 11:00
 
ri fulgi da me, lanternina. o da te.
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#32   17 Febbraio 2007 - 11:00
 
Finalmente dopo anni di strolgate*
ho capito cosa significa il tuo nome, è il presente di cantante New Yorkese: Airid, Iuri(d), Lou Reed.

*Strolgare trad dal Romagnolo pensare, lambicarsi il cervello.

Xpy
utente anonimo

#33   17 Febbraio 2007 - 15:22
 
Clutertolureto forse è in Malesia.
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#34   17 Febbraio 2007 - 22:20
 
Citare Horatio non mi fa anglo. E quanto a phony, no contest: it takes one to know one :))

P.S. Non mi stupisce il giudizio sul blog disorientato. Grazie.
utente anonimo

#35   17 Febbraio 2007 - 22:58
 
An Fhideag Airid?
utente anonimo

#36   18 Febbraio 2007 - 07:40
 
Fon, in Irlanda ci stava Dude e non c'e' piu'.
Saresti dunque Enig (che ora sta a cento metri da Dude)?

Ho vicino a me uno che puzza, Ame. Che cosa ne faccio?

Cluterlotureto
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#37   18 Febbraio 2007 - 07:42
 
Intendo che Cluterlotureto
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Commenti

categoria:febbre, transito