Ucci ucci
Va bene che si chiama Franciscus X, ma non mi aspettavo che il posto dove mi ha dato appuntamento, un indirizzo in una parte bellissima della città fra alberi plurisecolari e dimore di ricchi, fosse il vescovado. Non avevo capito che lavorava per i preti.
Il centro di accoglienza e sostegno per migranti che ha organizzato è l’unica istituzione in tutto il Nord della Malesia che dia una mano a questi sfigati. Alcuni vogliono semplicemente essere pagati. Altri vogliono tornare a casa ma non riescono a ottenere il checkout dall’immigrazione, indispensabile per uscire dal paese, né a farsi restituire il passaporto dall’agente che li ha importati, o addirittura a uscire dalle baracche interne ai cortili delle fabbriche dove vengono alloggiati. Altri subiscono abusi o si ammalano. Sono birmani, bangladeshi, indonesiani, vietnamiti, cambogiani, indiani. Si indebitano; lavorano gratis. La solita storia, insomma.
La buona volontà ricopre la pelle indiana di Franciscus e gli brilla negli occhi. Noi, dice; intende la Chiesa.
Un’associazione musulmana di servizio sociale non c’è. Ho cercato. Buddisti, quelli sì, un pochino anche hindu, ma musulmani no. Franciscus dice che è perché sono troppo frammentati. Un ulama dice una cosa, un mufti ne sbraita un’altra, i veri capi religiosi sarebbero i sultani ma quelli stanno nei loro palazzi.
Una santa cattolica e apostolica, eccola qua. E gerarchica e organizzata. Internazionale, comunicante. Asiatica, poliglotta e informata.
E’ cominciata la stagione dei durian. Nel mio condominio tutto bucherellato come sono i condomini qui, a finestre tutte sempre aperte e porte protette da grate perché possano in permanenza restare spalancate, gli odori circolano. Qualcuno sta sempre friggendo. Da ieri qualcuno sta anche sempre mangiando durian. Io rispetto i durian ma preferisco i manggis, per via dell’odore.








