giovedì, 20 dicembre 2007

catena primo pFinché rotolava e cadeva, l’uomo pensava che fosse impossibile che stesse proprio cadendo in acqua in dicembre. Pensava inoltre che nessun essere umano avrebbe potuto avercela con lui in quel modo e che quindi doveva essere un sogno da pisolino sul moletto. Un sognuccio.

Una mossa precisa, in economia, seguita da quella lunga incredulità che tutto sommato dura anche adesso che sta tutto immerso in acqua: quello gli ha messo una mano sotto la cresta iliaca, l’altra mano sotto la spalla,  l’ha sollevato e lanciato.

LA sua gamba lunga fa perno sul fondo melmoso e la faccia gli si trova subito fuori dall’acqua, esposta alla brezza gelida. L’uomo si divincola e si impernia nella melma. Gli viene in mente l’Uomo Mascherato: più ti divincoli e più affondi. Non sa se chiamare Lotar o la Mamma, poi il piede esce dalla scarpa e lui, libero, si aggrappa alla catena e mette una mano sulla pietra della fondamenta per issarsi in salvo.

Una lunga scarpa inglese gli pesta le dita accuratamente.

Niente da fare, è caduto in un’altra dimensione. E’ pesante. Il chiodo lo tira verso il basso con il suo carico spugnoso di cartamoneta, carta di documenti, fodera, un libro, i kleenex e anche i preservativi perché mai più era venuto quaggiù veramente solo per farsi un giro sull’isola militare, o ex-militare, era venuto perché pensava di telefonare, era venuto perché non si sentiva ancora patetico.

L’indignazione lo prende mentre l’ultimo anfratto dello stomaco cede le sue particelle di calore ai granchi. Si afferra nuovamente alla catena, tenendo questa volta al sicuro la mano mentre si muove piano piano a pelo d’acqua lungo la pietra e i mattoni viscidi della parte immersa del molo. Li sente parlare, Piedone e un altro. Si fa notte.

Vede i quattrocento euro incastrati sotto la catena proprio mentre comincia a sentirsi felice, estraneo. Non si fanno passare quattrocento euro così. Quanti ne farei passare, pensa? Centocinquanta sì. Quattrocento è il prezzo dell’ipod. Gli martellano gli occhi, lo spingono a cercare una scaletta per salire, a calcolare la marea, la corrente e la deriva.

Deriva della terra?

Ma sei matto, Luth?

Livido. Trema. E’ straordinario come nessuno mi salvi quando lo desidero così fortemente, pensa avviandosi per la penisola.

 

postato da: Airid alle ore dicembre 20, 2007 16:34 | Permalink | commenti (37)
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martedì, 11 dicembre 2007
tre gru

Lui parla nell’aria umida e lei si guarda intorno distratta. Non giudico i miei clienti, però li devo capire se voglio fare un bel lavoro, pulito, soddisfacente. Non ho una morale, non c’entra. I miei clienti quando non sono soddisfatti me la fanno pagare, a parte che prima di farmela pagare non mi pagano e poi i ragazzi chi li sente. Lei ha gli arti esili, le tette pesanti e il culo a palla. E’ vestita mezzo militare ma tutto questo si vede, si vede anche un pezzo laterale di tetta chiaro, con le vene in rilievo, si vede la caviglia sottile su quei tacchi a spillo con la suola in vibram. Se le vedo io, figuriamoci lui.

 

Sono abituato a essere sottovalutato. Sono considerato come un servo, un robot. A me importa fare quello che ho da fare e poi andarmene, soprattutto quando si lavora sulle isole e ai limiti delle normative, per dire le cose come stanno. Stanno come le metto su io.

Ma qui ci sono ancora da capire molte cose.

 

“Accompagna lei a casa Marina?” dice il mio cliente, porgendomi le chiavi del motoscafo. Ha parlato così tanto che si è fatto notte.

L’ho ascoltato tutto il tempo che ci voleva, anche se ogni parola serviva a dire sempre le stesse tre cose: Marina la scopo io, tu lavori per me, guai a te se la tocchi.

Scherzo.

Ho preso Marina e le chiavi del motoscafo. Prima però mi sono chinato e ho lasciato incastrate sotto la catena quattro banconote da cento euro, casomai il tipo con il jack nell’ombelico ne avesse bisogno. Sì, sono finalmente riuscito a convincermi che sapeva senz’altro nuotare.

 

postato da: Airid alle ore dicembre 11, 2007 09:21 | Permalink | commenti (30)
categoria:buchi, transito, luther ritrovato