lunedì, 18 giugno 2007

La terza città VII

 

La tipa osserva il cratere alla sua sinistra. Non pensava che i binari di un tram potessero strapparsi così irregolarmente o fondersi con tanta semplicità. Certo da lì il 12 non passerà più, pensa, e chi lo sa se farà come i neuroni che si industriano a far viaggiare l’impulso elettrico per un’altra via.

Il cratere alle sue spalle è più indecifrabile. Innanzitutto è stato appena attraversato proprio da lei, da lei che si volta a guardarlo. MA come fanno a esserci già erbacce, se è fresco come tutti gli altri?, pensa la tipa.

Inoltre è vasto. Se non si passa di lì, non si passa.

In fondo all’avvallamento c’è acqua. La tipa infatti è bagnata e sembra pure più magra con i vestiti appiccicati addosso. Ha la pelle d’oca e non se n’era accorta.

Sulla strada i pezzi di grandine si sciolgono al sole.

L’uomo in giacca e cravatta che le è accanto ha gli occhi sbarrati ed è fradicio quanto lei. Si porta una mano alle reni e stira la bocca come se soffrisse.

“Ti sei fatto male?” chiede lei.

“No, è una roba vecchia. Ma non me l’aspettavo”.

“No neanch’io”.

Il sole scalda e l’afa guadagna terreno.

“Levati la giacca e la cravatta, tanto mica sei più presentabile così” dice la tipa.

L’uomo sorride.

“Allora tu levati la maglietta e il reggipetto, per lo stesso motivo.

Il 12 rallenta e si ferma precipitando nel silenzio.

 

“Io però devo andare” dice l’incravattato.

Lei si avvicina e gli sfila la giacca e la cravatta. Ha del sangue sulla camicia. Lo guarda negli occhi.

 

E il 12 è oltre il piccolo cratere. La tipa, che si chiama Lara, cerca di correre per prenderlo, scivolando sul guano che ricopre ogni cosa; ma ha buoni sandali che fanno presa.

 

postato da: Airid alle ore giugno 18, 2007 13:58 | Permalink | commenti (35)
categoria:buchi, terza cittĂ , strappi alle regole