martedì, 17 aprile 2007

La prima trama

 

 

Una donna poco dotata di senso dell’orientamento si aggira per le strade di una città che conosce piuttosto male. In preda a un senso di smarrimento questa donna, che ogni tanto si esprime in prima persona (e chi non lo fa), e che è l’io narrante ma non sono io, chiede aiuto a un giovane. Questi tuttavia travisa la sua domanda probabilmente a causa di una scarsa conoscenza della lingua predominante nel paese in cui si svolge l’azione, e le propone di acquistare una sostanza che, nel paese, all’epoca dei fatti, viene ritenuta illegale.

Interviene a questo punto un altro uomo che si offre di accompagnare la signora nella piazza da lei smarrita, nel senso che non la trovava più.

 

Passa un po’ di tempo. Una notte, credo.

 

La signora, una donna che può essere designata come “la tipa” perché d’aspetto non signoresco, non borghese come le nostre (vostre, però) mamme (mamma, ti definiresti borghese tu?), riceve in dono un tuttocittà dall’uomo che qualche tempo prima l’ha accompagnata a casa senza insistere a venderle sostanze illecite.

 

Qualche tempo dopo, la tipa passando e ripassando per gli stessi luoghi assiste alla demolizione di un palazzo.

 

Infine, una mattina calda, incontra l’uomo che le ha regalato il tuttocittà mostrando così una delicatezza notevole non priva di ironia (la tipa sembra apprezzare queste doti negli uomini, quando non sfociano in un’imbranataggine che impedisce la relazione; NdA, il superio narrante) in uno stato piuttosto preoccupante. Al posto dell’occhio sinistro l’uomo ha un bozzo nero e rosso; inoltre si commuove, atteggiamento poco in linea con quanto di lui la tipa ha conosciuto fin lì.

 

[Non credo che ci abbia scopato, fra parentesi]

.

Di fronte alla richiesta di entrare in casa con lei a lavarsi, la tipa reagisce in modo – questo sì – poco signorile e forse borghese, pensando che uno così non lo farebbe entrare in casa. Invece poi lo fa salire, dimostrando incoerenza.

 

Una volta lavatosi, l’uomo la saluta e se ne va.

 

[e questo scrivere mi ingenera un senso di oppressione, NdA, Spi).

postato da: Airid alle ore aprile 17, 2007 23:29 | Permalink | commenti (62)
categoria:la ricerca del nulla, terza cittĂ , strappi alle regole
domenica, 15 aprile 2007

La terza città - IV

 

“Scusi, questo va in centro?” chiede la tipa posandogli una mano sulla spalla.

Mehmet si volta e sorride, deformando il cerotto che tira la benda sulla guancia proprio sotto a un nerame striato di rosso – un antico occhio.

“No” dice e prende una biro. “Ti scrivo strada io" e le toglie di mano il tuttocittà.

La tipa ha il piumino rosso legato in vita e i capelli a cresta di gallo. Si leva un paio di occhiali da sole con la montatura bianca, squadrata, e guarda in faccia Mehmet.

“Mamma mia” dice rimettendosi gli occhiali.

Lui ha un nuovo ghigno deformante e una lacrima sprizza dal nerame o dall’altro occhio.

“Posso fare la doccia da te?” le chiede.

 

“Da me” non esiste, penso. E’ molto lontano o non esiste, comunque non è qui. E se ci fosse, non ce lo farei entrare. Sono in ritardo, non ce lo farei entrare.

 

“Dobbiamo chiedere alla signora” dice la tipa. “E’ casa sua, io sono solo una pensionante”.

 

Don’t get settled in this place

The lodger's terms are in disgrace

 

La signora gli fa fare la doccia senza fiatare. Gli dà una maglietta pulita e non chiede niente né alla tipa, né a Mehmet che del resto non ha niente da dire. Prendono l’ascensore in silenzio e fuori fa caldo.

 

“Dove vai?”

“Ciao, grazie” e sale sul tram salutandola anche con la mano.

 

Don’t get settled in this place

She should've stayed away from France

 

Cerco di orientarmi su canzoni che mi piacciono. Sono molto in ritardo, prendo un taxi, ma non c’è.

 

La tipa fruga in borsa. Estrae e posa sul marciapiede fogli, libri, un computerino bianco, chiavi, l’agenda il portafogli etc., e solo quando solleva lo sguardo di pochi centimetri vede sul binario le pagine della città stracciate dalla ruota del tram. Ne recupera una sulla quale sono tracciate in biro blu una freccia e la parola CENTRO.

 

postato da: Airid alle ore aprile 15, 2007 22:28 | Permalink | commenti (42)
categoria:la ricerca del nulla, terza cittĂ 
martedì, 10 aprile 2007

Il culo della cameriera

 

Le chiappe tonde fasciate di grigio della cameriera ricordavano lucidamente la necessità di scrivere commenti sensati, mirati, strutturanti insomma. Struttura, costruzione, operazione trasformativa. Le due sfere turgide inglobate in un pantacalza indicavano la necessità di partecipazione critica assente da questo blog.  

 

Era infatti chiaro che così non si poteva andare avanti.

 

 A.: non c’è futuro. Un conto è se scrivi su carta, ma lì…

B.: si finisce per cazzeggiare anche se poi io non leggo, non ci vengo mai.

A2: dovresti andare su un sito letterario, se è quello che cerchi.

 

Cazzo adesso mi sentono, ha pensato A0. Fisso delle regole e questo sarà di aiuto a tutti. Abbracceremo le regole come un rampicante il suo tutore.

I primi dieci post possono essere di palleggio,  il resto deve prendere posizione rispetto al testo. C’è un testo, per la miseria!

Forse era il contrario: almeno dieci post lucidi e poi facciamo salotto.

 

Parlavo di voi.

Vi insultavo.  

 

And I mean you, you, you.

No, tu no.

 

 A con zero vuole dare battaglia per piantare bandierine nelle pagine del suo tuttocittà. Lo ha rubato a B due anni fa, ma è della città sbagliata.

postato da: Airid alle ore aprile 10, 2007 09:38 | Permalink | commenti (60)
categoria:buchi, transito, la ricerca del nulla, strappi alle regole
lunedì, 02 aprile 2007

La terza città III

 

“Non se ne può più” dice la Lisa a Mehmet, strofinando la vetrina del negozio. Una polvere bianca ricopre ogni cosa. Mehmet ha le occhiaie e la barba non rasata ma si muove con energia.

 

Prima le chele strappano la parte esterna. Si pinzano su un’asperità, esercitano una lieve torsione e tirano. Il lungo braccio si flette e al terzo tentativo il tegumento cede senza che il braccio e le chele accusino il contraccolpo. Infatti il corpo da cui si allunga il braccio flessuoso è compatto, piccolo ed esperto. Lo strappo è solo un inizio: ora le chele penetrano nel buco per attaccare l’ossatura. Con movimenti precisi e distanti divelgono le membrane più tenere per allargare il buco dal quale comincia a fuoriuscire materiale.

 

La tipa distoglie gli occhi dal tuttocittà. Così metodico e preciso non se lo aspettava. Osserva le chele lavorare sui tessuti e poi sull’ossatura riconoscendo Mehmet a una certa distanza. Non sente niente, e sì che ci dovrebbero essere rumori sinistri con tutta quel liquido che cola.

 

L’ossatura resiste, quindi le chele si accaniscono sulle parti molli che vengono strappate via come se non fossero nulla, non fossero state insieme, solidali, colorate e intime per molti anni, una quarantina almeno.

 

Anche la tipa ha il viso stanco ed è animata da una certa energia.
postato da: Airid alle ore aprile 02, 2007 09:28 | Permalink | commenti (30)
categoria:buchi, terza cittĂ