Frullata
C’è l’antropologa e c’è il mondo nel quale è caduta, il mondo un po’ più in là che le è parso legato al suo destino.
Un’operazione di risucchio lento si dipana negli anni, durante la quale l’antropologa comincia a dire “io”in modo sempre più modificato dal mondo nel quale è caduta e dal fatto di esserci caduta. E’ aiutata in questa operazione dall’assoluta libertà di cui gode fintantoché resta nel mondo un po’ più in là (o in qua). Un’assoluta solitudine fittizia.
Insomma l’antropologa sul campo fa il cazzo che le pare e si riserva di capire solo in un tempo futuro, quando dovrà scrivere qualcosa, perché quello che fa ha un senso.
All’improvviso c’è il Visitatore. Linguisticamente potente, parla sin dal mattino e dice cose su su quello che vede compresa l’antropologa. Le chiede che cosa pensa di fare a tale ora o a tale altra ora. Perché fa una cosa o l’altra.
Inoltre gli abitanti del mondo un po’ più in là accolgono festosi il Visitatore escludendo l’antropologa che ne dovrebbe essere la sola esclusiva proprietaria, per Allah. Infatti il Visitatore è maschio e finalmente la rimette un po’ al suo posto ai loro occhi. E mangia i cetrioli.
L’antropologa non ha parole. Due mondi le parlano. Fanno chiasso e la obbligano a chiarire tutte quelle visioni di mezzo che di solito, depositandosi strato su strato, contribuiscono con un po’ di fortuna a creare un’immagine colorata e instabile, ma con un certo spessore, che costituisce poi la fonte di ogni sua pur labile conoscenza e giustificano il fatto che riceva uno stipendio mensile. In presenza del Visitatore, le visioni di mezzo scompaiono, sostituite da un’ansia terribile che obbliga l’antropologa a bere grandi quantità di melone verde frullato con banana.
categoria:transito, la ricerca del nulla








