sabato, 30 dicembre 2006

Weather Report: heavy weather

SI prevede che le piogge eccezionali e le conseguenti inondazioni continueranno almeno fino a marzo, interessando, da lunedì 1 gennaio, anche la zona Nord-ovest della Malesia (Penang, Alor Setar, Ipoh). IL governo federale si è impegnato a ripristinare quanto prima le connessioni internet, messe in gravi difficoltà dalla rottura dei cavi ottici causata dal maremoto che ha sconvolto il mar di Cina e il mar del Giappone poco prima di Natale.

Credo che niente sarà come previsto. Ci casco ogni volta.

 

postato da: Airid alle ore dicembre 30, 2006 09:51 | Permalink | commenti (7)
categoria:transito
mercoledì, 27 dicembre 2006
Ordini precisi e ordine cosmico.
 
Prima di partire per due mesi di ricerca ai Tropici industriali di questo blog, uno è:
indaffarato;
concentrato;
indifferente agli eventi circostanti – nella fattispecie il Natale etc.;
trepidante;
appassionato;
pregno della sua consapevolezza;
carico di aspettative;
teso verso una meta;
già lievemente assente, tropicalizzato[1].
 
Oppure può anche partire sperando che qualcosa, fosse anche una guerra, il crack finanziario o un lutto inaspettato, all’ultimo impedisca il decollo. Può rimandare l’assemblaggio del bagaglio – gadget tecnologici a parte – all’ultimo giorno, dimenticare di controllare la data di scadenza del passaporto e di fissare l’appuntamento dal parrucchiere[2]. Lo può, pur essendo sincero nelle proprie intenzioni. Può fare finta che il tempo non esista, che lo spazio sia insignificante (dipende da come funziona la connessione) e poi insegnare la spazializzazione del tempo presso gli Huaulu, senza essere ipocrita.
 
Certo uno non si sente molto bene in questa situazione. Uno è un ricercatore. Vorrebbe pensare il metodo, farlo sul serio e davvero per bene questa volta, andare a colpo sicuro e tornare carico di materiale. Uno vorrebbe essere finalmente cresciuto.
 
Tre frasi. Due foto. Qualche cassettina girata male. Un evento rivelatore, se tutto va bene. Ecco che materiale mi aspetto. Come si fa l’etnologia in assenza di un’etnia di cui diventare i portavoce e gli interpreti autorizzati? In questa cazzo di modernità, insomma? Con dieci operaie, due sedi di partito, quattro rituali e – se mi aiutano – una ventina di clandestini? E poi pretendi di scrivere sul lavoro.
Forse sarà il genere ad avere la meglio. Uno studio contemporaneo non può evitare una prospettiva di genere, lo dico e lo sottoscrivo: tradotto in azione, ditemi che cosa vuol dire. Giovedì prossimo dove vado, in una prospettiva di genere?[3]
 
Antrop.: “Ciao F[4]., insomma cosa faccio, vado?”
F.: “No! Che due palle! Ci tocca sempre andare nello stesso posto per scrivere due fregnacce che non si legge nessuno.”.
Antrop.: “F., dici sul serio? Non vado?”
F.: “No” .
Antrop.: “Tanto vado. Volevo solo che mi dicessi che cosa dovevo fare”.
 
Questo voglio: una scaletta millimetrata fatta da una persona che mi garantisca che porterà al successo. Voglio anche quella persona. Allora?
[1]Uno stereotipo è un’idea preconcetta, costruita, cioè, indipendentemente dall’esperienza. Un’idea non verificata, un’idea cieca che fornisce più indicazioni sul suo creatore che sull’oggetto al quale essa si dovrebbe riferire. Uno stereotipo può anche contenere una vita intera.
[2] Partire di bell’aspetto è indispensabile, o quantomeno è indispensabile provarci visto che il parrucchiere bravo non ha più posto il venerdì 29 e quello qui di fronte non sempre collabora.
[3] Probabilmente, in questa prospettiva, al Chinese Swimming Club di cui sono membra onoraria.
[4] F. è un collega molto più esperto di me su temi quali lavoro e dipendenze. Non volevo sostegno morale ma dritte metodologiche e conferme scientifiche.
postato da: Airid alle ore dicembre 27, 2006 23:30 | Permalink | commenti (41)
categoria:febbre, transito