Per tutti gli dei! LEGGI IL RIASSUNTO! SCARDINA GLI STEREOTIPI!
Mi chiamo Gobi. Sono il proprietario della Proton. Mi è stata rubata a… vicino a Ipoh. Non so chi sia stato: mi hanno dato una botta in testa e mi hanno sbattuto giù.
Ecco la carta d’identità. Nithyananda d/o Selvasami è mia moglie, la macchina è a nome suo. La signora qui è un’amica di mia moglie. La telecamera è sua. E’ una Betacam, sa? Costa come un appartamento. E’ professionale. La signora è una professoressa, e ha fatto un film su di me. Andrà in televisione.
Rottamiamo, certo. Vorrei solo prendere alcune cose che ci sono nel baule. Gli attrezzi da cerimonia, se ce li hanno lasciati, per esempio. Il tamburo a due facce. Lo suono nelle cerimonie, non si trova mica facilmente: il mio viene dall’India. Se permette mi terrei anche il volante. E’ da corsa, ce l’avevo cambiato apposta.
Camminano fino alla moto con i piedi immersi nella strada inondata. L’antropologa tiene la Beta a spalla, come per girare; Gobi ha sottobraccio il tamburo avvolto in un sarong e a tracolla una sacca piena di cose metalliche da cui spunta il piccolo volante da corsa avvolto nella sua pelliccetta ormai vintage.
Gobi guida piano. La motoretta fa la scia come un motoscafo. L’antropologa se ne sta sul sellino rigida, tenendosi con la mano al portapacchi dietro. Sente la schiena di lui emanare calore. E’ pur sempre una schiena forte, pensa l’antropologa con la spalla indolenzita dalla beta. Inoltre è una schiena che non chiede niente. Ma è la schiena di Gobi.
“Ecco, è venuta abbastanza bene!” esclama l’antropologa strizzando la pelliccetta e appendendola sotto il ventilatore. Gobi tace, serio.
“La Beta funziona, hai visto?” continua lei passando una magliettina pulita sull’ordigno elettronico per ripulirlo e asciugarlo fino all’ultima goccia. Inserisce la presa nella corrente e gira il piccolo visore in modo che lui lo veda.
Gobi non reagisce. Sta in piedi sulla soglia della camera e guarda. La guarda.
“La corriera per Penang è fra un’ora e mezzo” dice l’antropologa spegnendo tutto.
“Mi faccio una doccia e vado.”
Chiude la porta, prende un asciugamani già umidiccio e scompare nel bagnetto.
Gobi accarezza la pelliccetta scossa dal vento del ventilatore. Guarda la Beta e il volante. Si alza, raggiunge la portina di lamiera dietro alla quale è scomparsa lei, che ci respira dietro, asciutta, cioè non ancora in processo di lavaggio, ma svestita.
“Sei lì?” dice Gobi.
L’antropologa si rovescia addosso una secchiata d’acqua.
“Ci sei?” chiede di nuovo lui.
L’antropologa si insapona. I due grossi scarafaggi sforbiciano le antenne a due centimetri dal suo piede. Uccidili, pensa. Prendili. A te non fanno schifo. Tu sei nero e uomo e pure invasato, sta a te.
Si sciacqua. Gli apre. Non siamo mai stati così seri, pensa, così in silenzio, eppure non abbiamo dubbi, anche se siamo peccatori rispetto a tutti gli dei di tutti gli universi.
Mi chiamo Gobi. Sono il sacerdote che dirige questo culto. Sì, il culto di Ambalakaliyamman. Durante il culto la dea mi possiede. Non mi lascia mai completamente. Io so alcune cose. Non ne so altre, mica sono un bramino.
Vado bene così?
L’antropologa annuisce, spegne la telecamera, ripone tutto e lascia la stanza.
Riassunto delle conseguenze
Dopo la partenza del produttore, trascinato fuori dall’appartamento di Sara dall’antropologa che ha pagato il conto dell’albergo dopo aver restituito tutti gli acquisti e l’ha ficcato sull’aereo con la sua betacam al seguito, e purtroppo anche con le cassette che infatti non ha mai più rivisto, o riviste, dopo questa partenza dunque Sara callipigia ha perso quindici chili dal dispiacere, o dalla solitudine, ma questo fa piacere al suo medico e alle bambine che non si vergognano più di lei e persino all’antropologa che cerca di insegnarle a nuotare. Ora se n’è andata anche lei.
Il figlio di Gobi è diventato una star dell’asian dub ma ora la sera addossato ai tronchi odorosi di lattice si fa di eroina, paga lui per tutti tanto a cosa serve tutto questo, dovrebbe andare in India per sfondare e se suo padre lo becca gli fa un culo così, lo mette in ammollo, e chissà, vedrebbe ancora la dea bianca, nuda, tornerebbe a scuola, studierebbe da medico e avrebbe un appartamento sul cocuzzolo delle torri gemelle.
Il mese dei grandi rituali per la Dea si avvicina, un mese di castità dove la moglie non giace col marito e la moglie di Gobi ne è molto dispiaciuta perché da quando è stato via con l’antropologa e gli hanno rubato la proton, Gobi è cambiato. Si faranno in ogni piantagione i grandi rituali dove si cammina sul fuoco, e suo cugino Kes, cugino anche del marito, verrà a trovarli perché lui è bravo a fabbricare le pire che poi diventano carboni ardenti. Lei camminerà sul fuoco per ringraziare di aver trovato un nuovo lavoro. Peccato, dice una sera a suo marito, che non ci sia qui l’antropologa a filmare.
Gobi pensa, sa che l’antropologa tornerà, perché una volta che uno è stato preso dalla Shakti è marchiato per sempre, ognuno a suo modo, l’antropologa è come la Dea, fa quello che vuole, e ne paga le conseguenze come la Dea, le paga e torna e ti possiede.
Questo, l’antropologa non lo sa ancora. Nulla è ancora scritto, non esiste. 






