Pessima comunicazione
Dall'atrio dell’Oriental Hotel, Bebelka vede Sara attraversare il parcheggio, bella, grassa e sudata. E' venuta. Era l’unico numero di telefono locale che il produttore aveva: l'ha chiamata e le ha passato il direttore dell'albergo. L'infido cinese in giacca e cravatta ha messo sottochiave valigie nuove, accessori della beta (tre microfoni, cavi, cuffie, quarzina, cavalletto idraulico e set di batterie), biglietto aereo e passaporto. Per restituirglieli vuole 1830 dollari americani pari a 10 notti con colazione (TVA esclusa) e non gli importa come lui sopravvive nel frattempo. Questa è violazione dei diritti umani! mugugna il produttore. I diritti del consumatore!
Segue Sara nel parcheggio.
Stronzi, i cinesi, questo lo dicono tutti e nei detti c’è verità. Gli interessano solo i soldi. Con rispetto per la differenza etnica – ma questi non sono i Veri Cinesi con la loro nobile tradizione. Sono predatori, commercianti e usurai che si sposano fra di loro, avari come ebr... - come genovesi.
Stronze anche le donne, opina pensando alla moglie.
Poi vede Sara che sta issando il suo poderoso culo su uno scooter.
Stronze e stupide, si corregge. Con quello è venuta a prendermi?, non poteva trovare una cazzo di macchina?
Cerca di salire dietro di lei, ma sul poco sedile rimasto libero ci sta solo la pancia e per il resto finisce completamente seduto sul portapacchi sbilanciando la moto all'indietro. Sara scende e gli fa cenno di passare lui in posizione di guida.
Ma io non ho mai guidato una cazzo di moto, cerca di spiegarle lui a gesti, in questo cazzo di traffico sulla sinistra e con un elefante per passeggero!
Tutto quello che lei capisce sono le sue lacrime.
Il produttore ha migliori ragioni di piangere dopo venti chilometri di portapacchi.
Il marito e i bambini di Sara lo guardano entrare nell'appartamentino.
“Shoes!” gli sbraita Sara, vedendolo marciare con i sandali lerci sul suo pavimento – dentro, con le scarpe!, racconterà poi inorridita a sua sorella – e mostrando l’evidenza, che tutte le scarpe di tutti i presenti sono ammucchiate in ingresso e tutti sono scalzi com’è normale in casa, sant’iddìo.
Bebelka considera con orrore l’idea di mettere i suoi piedi nudi dove li mettono tutti quelli lì. Finge di non capire, muove un altro passo.
Allegramente, la piccola Dini gli mostra un sandalo e gli dice:
“Shoe! Chappaal, sepatu!”
Stronze fin da bambine.
Lo guardano rifiutare il cibo, persino il riso, e bere solo coca cola.
La notte non lo vedono mentre sdraiato a terra sul giaciglio pulito che gli hanno preparato nella stanzetta con l’altare degli dei, illuminato da lucine multicolori intermittenti, digita all’infinito sul loro cordless il numero intercontinentale della moglie lasciando in segreteria sempre lo stesso messaggio:
“Mon amour, ne m’abandonne pas!”, e se lo vedessero forse penserebbero che sta parlando con la dea la cui statua nera troneggia su di lui.
La dea invece non è mica scema.







