Riassunto delle puntate precedenti I-XXII
L’antropologa, conosciuto un sacerdote-sciamano proprietario di un’automobile di fabbricazione locale, parte in viaggio con lui. Per filmare le sue performance, porta con sé una telecamera formato betacam che sottrae al produttore del documentario per girare il quale si trovava in Malesia. Fra l’antropologa e il sacerdote si sviluppa un’attrazione. Mentre il produttore, rimasto sull’isola in preda a una forte bronchite, trama di vendicarsi dell’affronto subito, i due passano di cerimonia in cerimonia ospitati di volta in volta da qualche amico musicista del sacerdote. Un pomeriggio piovoso, mentre i due riposano, qualcuno si insinua nell'automobile dal volante di pelo e ne provoca la caduta nel fiume. Qualche giorno dopo Sara, l'amica dell'antropologa che le ha presentato il sacerdote, viene ad avvertirli che la polizia sta cercando la telecamera e che la moglie del sacerdote, preoccupatissima, ha lanciato un investigatore privato thailandese sulle sue tracce, proprio mentre il candidato primo ministro Anwar Ibrahim viene imprigionato con l'accusa di omosessualità. Dopo esser stata vittima un brutale assalto organizzato da alcuni amici del sacerdote nel cuore della piantagione, l'antropologa scopre di essere invischiata nel VPA, e di essere perciò passibile di arresto preventivo e non motivato in caso di denuncia degli assalitori. Il clima politico generale spinge le ambasciate a considerare la Malesia un luogo poco sicuro mentre scoppia il caso Irene Fernandez sui campi di prigionia per gli immigrati clandestini, si mobilitano le NGO locali e vengono dichiarati i primi casi di Aids. La Grande Crisi Economica si annuncia con una prima fluttuazione del Bhat, che motiva ulteriormente il detective thailandese, che si fa chiamare Chulalonkorn XVI, a insistere nel suo caso di persona scomparsa pur di essere pagato in dollari. All’improvviso, qualcuno si dilegua con l’automobile del sacerdote Gobi dopo avervi caricato la costosa telcamera Betacam. L’intervento dell’investigatore tailandese non aiuta a ritrovare le tracce dei due attrezzi scomparsi, tanto più che nel frattempo sono scomparsi anche l’antropologa e il sacerdote Gobi.
L’ambasciata neozelandese nel frattempo denuncia la scomparsa in Indonesia di un gruppo di cittadini NZ,anch’essi a bordo di un’automobile dal volante di pelo e dotati di telecamera, benché, in questo caso, si tratti di un prodotto meno costoso.
L'aria è femmina
Stringendo la bocca carnosa, Gobi trasforma le lacrime in stridìo di denti mentre guarda la sua Proton allontanarsi lungo la tangenziale di Ipoh; poi si incammina sul ciglio della strada affondando i piedi nudi nel fango. Lo oltrepassano schizzando decine di altre proton di modelli e colori vari e a ogni sagoma familiare gli tocca trasformare nuove lacrime in digrignamento.
Cammina a lungo fino a trovare la via della piantagione, che brulica di bambini in uniforme scolastica perciò devono essere le tre del pomeriggio.
Non lo devono vedere così.
Abbandona la strada e si inoltra fra gli alberi della gomma. Lo hanno fatto scendere dalla proton scalzo ma non teme i serpenti o i ragni. I fantasmi sì, invece: interi strati e folte tipologie di dèmoni silvestri lo deridono acquattati fra le foglie e dentro i secchielli puzzolenti di lattice. Con una mano Gobi si slega uno degli amuleti che porta al collo e se lo infila in tasca, poi con la cordina di cotone cerca di raccogliersi i capelli in un codino. Sta colando.
I dèmoni ridono. In lui non riconoscono la Dea che cammina, sakti karagam; vedono un uomo privo di macchina e scarpe. Gobi cerca di recitare un mantra apotropaico, un vecchio classico come Om namasivaia namaha, ma non può smettere di digrignare i denti così il suono gli esce distorto dalle labbra. Inutile. Piccoli nani sghignazzanti si accalcano intorno a lui.
Si addentra nel filare schiacciandosi addosso a manate le zanzare finché nell’aria ferma gli tremola davanti agli occhi una capanna. Davanti all’entrata è piantato un tridente con le punte verso l’alto e un limone infilzato sul rebbio centrale; all’interno sta una pietra nera vestita di uno straccio rosso a filini dorati, scampolo di un sari da matrimonio.
Un serpentello guizza via da sotto la pietra.
“Om sakti!” esclama allora Gobi, allentando la stretta della mandibola e gettandosi ai piedi della sua sakti, in lacrime.
Kes saluta l’antropologa e controlla che sia proprio salita sulla corriera per Penang.