Riassunto delle puntate precedenti (I-XII)
L’antropologa, conosciuto un sacerdote-sciamano proprietario di un’automobile di fabbricazione locale, parte in viaggio con lui. Per filmare le sue performance, porta con sé una telecamera formato betacam che sottrae al produttore del documentario per girare il quale si trovava in Malesia. Fra l’antropologa e il sacerdote si sviluppa un’attrazione. Mentre il produttore, rimasto sull’isola in preda a una forte bronchite, trama di vendicarsi dell’affronto subito, i due passano di cerimonia in cerimonia ospitati di volta in volta da qualche amico musicista del sacerdote. Un pomeriggio piovoso, mentre i due riposano, qualcuno si insinua nell'automobile dal volante di pelo e ne provoca la caduta nel fiume. Qualche giorno dopo Sara, l'amica dell'antropologa che le ha presentato il sacerdote, viene ad avvertirli che la polizia sta cercando la telecamera e che la moglie del sacerdote, preoccupatissima, ha lanciato un investigatore privato thailandese sulle sue tracce, proprio mentre il candidato primo ministro Anwar Ibrahim viene imprigionato con l'accusa di omosessualità. Dopo esser stata vittima un brutale assalto organizzato da alcuni amici del sacerdote nel cuore della piantagione, l'antropologa scopre di essere invischiata nel VPA, e di essere perciò passibile di arresto preventivo e non motivato in caso di denuncia degli assalitori. Il clima politico generale spinge le ambasciate a considerare la Malesia un luogo poco sicuro mentre scoppia il caso Irene Fernandez sui campi di prigionia per gli immigrati clandestini, si mobilitano le NGO locali e vengono dichiarati i primi casi di Aids. La Grande Crisi Economica si annuncia con una prima fluttuazione del Bhat, che motiva ulteriormente il detective thailandese, che si fa chiamare Chulalonkorn XVI, a insistere nel suo caso di persona scomparsa pur di essere pagato in dollari..
La paralisi da ragno
L’antropologa guarda nel visore della grossa telecamera. Il cugino di Kes sapeva il fatto suo e la Beta funziona a meraviglia. Neppure le cassette sono rovinate, anzi a guardarle ora, che è passato un po' di tempo, sembrano buone: solo qualche volta ha sbagliato a fare il bilanciamento del bianco così Gobi ha la faccia verde.
Fuma.
Il documentario si può fare, il materiale non è professionale ma utilizzabile. Spesso durante la danza le belle labbra di Gobi lasciano intravvedere i suoi denti con un contrasto al neon mentre lo sguardo è vigile e nero: un uomo fatto apposta per essere guardato e goduto.
E chi se ne frega, pensa l’antropologa.
L’uomo che aveva considerato di sposare è restato immobile a guardare mentre tre buontemponi ubriachi e con gli occhi rossi la strapazzavano e quasi se la facevano.
Il potere di un uomo è la sua energia femminile, le ha detto lui tante volte. Ma un uomo con molta energia femminile non può essere violento, dice Gobi ora. Kes è un musicista, dice, tutta un’altra pasta: gli piace bere e a sua moglie dà solo ordini. Può avere sulle nocche il sangue altrui.
E’ così?, pensa l’antropologa con ciò che crede essere lucidità.
Ripone la Beta nella sua bara foderata di velluto. I cavi sono ordinati, le batterie un po’ arrangiate ma funzionanti, gli spinotti lucidi, le cassette portano scritti su tutti i lati la data di registrazione e i contenuti principali. La telecamera sarà consegnata al produttore in ottimo stato; non verrà mai venduta per comprare un appartamento.
Se il suo potere è la shakti, il mio che cosa sarebbero, i soldi?, pensa l’antropologa con le lacrime agli occhi. Se lui è pieno di energia femminile io che cosa sono, Shiva reloaded? L’androgino autosufficiente, a parte scopare?
E' uscito al mattino presto e le ha comprato gelsomini da mettersi nei capelli ma lei non ne ha voglia. Li ha sentiti litigare, lui e Kes, tutta la notte. Capiva solo un’unica parola, kalyanam, “matrimonio”; ma di chi, come, perché, non lo sapeva e non lo voleva sapere.
Esce in cortile nella giornata umida e lattiginosa, caldissima, e si dirige verso la casa principale per chiedere in prestito lo specchio e guardare di nuovo il segno blu che ha sul collo. In casa non c’è nessuno: chiamando “permesso” arriva in fondo al corridoio ed entra nella camera matrimoniale. E' una camera povera e fronzoluta, con un mucchio di vestiti piegati ordinatamente posati su una sedia e sul letto, cuscini a forma di cuore. C'è una mensoletta con uno specchio.
Ha graffi sulle gambe e lividi sulle braccia dove i due la tenevano stretta; e poi il blu scuro sul collo. E’ orribile e le piace; come un’etichetta “io c’ero”. Le dà forza. Adesso vorrebbe incontrarli di nuovo e fargliela pagare. Vorrebbe andare lungo lo stradone la notte con Kes, e con altri musicisti, e fargliela pagare.
Invece torna in camera con le gambe un po’ tremanti, si addobba di gelsomini e pensa che lo sposa sì, lo sposa.
Poi si accorge che non ci sono più né la Beta, né la Proton Saga.







