L’ormone astrale che guarisce
Nella famiglia circola un’aria di buoni sentimenti e allegra devozione che non mi sembrava ci fosse neppure dieci anni fa, con le bambine piccole e fuori dalle tentazioni. La zia Spudorata, del resto, non viene più consultata, ma informata e nutrita.
Distanza.
Subha è molto indaffarata perché è stata estratta a sorte per il Servizio Nazionale (che sfiga), tre mesi in un campo di lavoro a una trentina di chilometri da Penang: con l'elargizione ottenuta dal padre via SMS si è comprata la crema solare per non diventare ancora più scura, una medaglietta con su raffigurato il dio Ayappan, molti numeri di Indian Beauty e un’immagine plastificata di Murugan e Devayanai che si fanno gli occhi dolci.
E’ che Ragu non ha più la sua cattiva influenza sulla ragazza. Ragu è un pianeta umorale, quasi un ormone. Quando ti piglia, sei al peggio di te stesso e non ci puoi fare niente, così almeno sostiene la Mamma e con lei la Nonna e la maggior parte dei miei amici Tamil.
La Mamma ha infatti consultato i jatakam, testi “vedici” di astrologia, rivolgendosi a un sami e portandosi dietro Subha.
“Sono proprio cattiva d’animo?” ha chiesto Subha al sami. Non era molto contenta di covare risentimento e ribellione contro uno stile di vita che lei stessa poi approva. Prima di andare dal sami l’aveva chiesto anche a me, antropologa donna bianca che non crede a niente, e io le avevo risposto “Ma va’”, e che è normale e bello desiderare gli uomini.
Non se ne era fatta niente.
Il sami le ha annunciato che per forza si sente cattiva, con Ragu perfettamente allineato col sole (o che ne so, con Marte o altro) sta subendo influenze nefaste che tirano le sue sostanze sottili di qua e di là, portandola a litigare con tutti e a scambiare i sentimenti, a credere per esempio che chi la ama la odia e viceversa. Subha è stata subito meglio.
Inoltre, il sami ha detto che ormai Ragu sta per andarsene dalla sua casa lunare. Ancora due giorni, che è bene passare in casa a fare piccoli lavori manuali e offrire un bel po’ di rituali agli dei domestici, e poi se ne andrà a nuocere altrove.
“Sono stata una stupida” dice la Mamma. “Ci dovevo pensare prima”.
Il fatto è che proprio durante la festa di Murugan, mentre Subha e Dan scivolavano verso l'Irreparabile, Ragu attraversava precisamente anche le stelle dell’appartamento al 15° piano del block 18. Nessuno ci poteva pensare proprio perché erano tutti sotto la sua influenza. Persino io mi ero ammalata nei giorni peggiori - una testimonianza dell'imparzialità degli astri e del mio legame con la famiglia.
E le stelle del Tesoro?
A ognuno le sue, dice la Mamma mia amica. Solo al matrimonio si combinano le stelle di entrambi.
Sta pensando di licenziarsi e con il TFR avviare un salone di bellezza nel quale potrebbe lavorare anche Subha una volta tornata dal Servizio Nazionale. Anzi, prima fa un prestito, chiede i turni di notte e fa il salone di giorno, etc.
Varu, la sorella minore, mi accompagna all’ascensore.
“Io non credo alle stelle” dice.
E’ bravissima a far arrivare un ascensore in meno di dieci minuti: mi ci ficca dentro e si allontana con le spalle dritte e la treccia che le lambisce il culo da ginnasta.